Per ridurre le emissioni, dobbiamo consumare meno

Per ridurre le emissioni dobbiamo consumare meno

Ogni volta che si parla di clima e di riduzioni dell’inquinamento, un dato che viene preso in considerazione è certamente quello dei consumi di energia elettrica.

 

Non tutti sanno, infatti, che per produrre energia elettrica in molti paesi (vedi la Cina) si utilizza per lo più il carbone.

Nel mese di aprile è stato pubblicato il rapporto Global Energy & CO2 Status Report 2018 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) che riporta il consuntivo 2018 delle principali variabili energetiche e climatiche e il loro andamento dal 2000 al 2018.

La fotografia del 2018 ci mostra dei risultati che per comodità espositiva sintetizziamo in 5 punti:
1. sensibile crescita dei consumi mondiali di energia
2. cresce ancor di più domanda e generazione di elettricità
3. rallenta il miglioramento dell’efficienza energetica
4. perdura il dominio delle fonti fossili
5. nuovo record delle emissioni di CO₂

 

Con questi presupposti, riusciremo mai a ridurre i consumi e le emissioni?

L’aspetto più critico di questa fotografia elettrica è la perdurante prevalenza delle centrali termoelettriche nell’intera generazione col 64% del totale (carbone 38%, metano 23%, petrolio 3%) col restante 36% distribuito tra nucleare (10%), idroelettrica (16%), nuove rinnovabili (7%: 5% eolico, 2% solare), biomasse e altre rinnovabili (3%).

Essendo la via della decarbonizzazione incentrata nell’opinione dominante sulla “rivoluzione dolce” delle nuove rinnovabili elettriche, come la definì per primo Amory Lovins nel lontano 1977, la strada da percorrere è ancora molto ma molto lunga.

Un dato su tutti che fa riflettere è l’attenuarsi dei miglioramenti di efficienza energetica – nonostante il diffondersi dell’economia digitale o dell’economia circolare – è tanto più grave essendo il principale antidoto al rilascio di emissioni.

L’attenuarsi dei miglioramenti di efficienza energetica è tanto più grave perché sono il principale antidoto alle emissioni.

 

Quindi, chi dovrà preoccuparsi del nostro pianeta?

La risposta è una sola.

Siamo noi con le nostre abitudini e un grande contributo lo possono portare tutte quelle aziende che già da tempo si sono impegnate ad efficientare i loro impianti, a produrre parte del loro fabbisogno con impianti fotovoltaici e a ottimizzare le lavorazioni.

Certo, molte di loro l’hanno fatto per risparmiare ma siamo certi che l’impegno è partito anche dalla possibilità di portare un contributo al territorio in cui operano e sentire che, nel loro piccolo, stanno facendo qualcosa per il nostro pianeta.